Che rumore fa la felicità?

Inaspettatamente, quello di una cannuccia che risucchia il fondo di un bicchiere quasi vuoto.
O, anche, quello di quando stringi una borsa dell’acqua calda piena per metà.

Da qualche giorno sento questa roba qua provenire inequivocabilmente dal mio polmone sinistro (al quale, mi accorgo solo ora, non ho ancora dato un nome. È davvero inspiegabile).

C’è chi sente le voci nella testa, chi i fischi nelle orecchie, chi i rumori nei polmoni.
Non vedo davvero cosa ci sia di strano.
Ma la gente che frequento pensa che io sia pazza e, siccome tendenzialmente io stessa non mi sento di escluderlo del tutto, avevo deciso di non farne parola alcuna con nessun dottore.

Solo che il Dottor D è il Dottor D.

Mi vede nel corridoio, mi fa segno di entrare, dice ciao come stai, e manco mi fa iniziare a mentire che ha già inforcato lo stetoscopio e mi tira su la maglia.
Due respiri di numero e poi, tutto agitato, si fionda a recuperare l’ecografo perché vuole vederci chiaro

Dottor D, benedetto figliolo, è vero che quando sono con te cerco sempre di mantenere il più possibile un certo contegno ma – z-i-o-c-a-n-t-a – LO VUOI CAPIRE CHE ME LA FACCIO SOTTO TUTTE LE SANTE VOLTE CHE MI METTI LE MANI ADDOSSO?!?
Se mi dici una cosa così, poi mi viene quel famoso arresto cardiaco da cui mi hai tratto in salvo quando ci siamo conosciuti.
E dopo è tutto più complicato.

Lui ride, con questa sua risata incredibile che lo riconosceresti anche se ti stesse parlando dalla luna, e dice che oggi, per la prima volta, dagli abissi del mio otre si sente muoversi dell’ARIA!
E allora non vuole perdersi lo spettacolo anche visivo.
Perciò stai buona e facciamo questa ecografia.

È il momento del coming-out: gli confesso gli incoffessabili rumori di questi giorni.

Beh, cari miei, la verità è che:

  • non solo esistono,
  • non solo è normale che si sentano,
  • non solo sono una gran bella notizia

perché vuol dire che si sta staccando dal fondo la melma più antica e dura a morire, ma, tenetevi stretti, hanno anche un nome medico: P-I-G-O-L-I-I.

Giurin giurello, non mento.
Pigolii, come quelli dei pulcini.
In ospedale han la fissa degli uccelli, ormai è evidente.
E i pazzi siete voi, direbbe De Gregori.

L’ecografia conferma: c’è ancora liquame, ma è quasi completamente pulito.

Si vede che il Dottor D mi vede perplessa, perché si offre di farmi ascoltare i pigolii con lo stetoscopio.
In realtà sto dissimulando una nuova preoccupazione: ma dove vanno a finire le scorie che si stanno staccando?

Il problema dello smaltimento rifiuti può aspettare, e così gli rispondo che, in tutta franchezza, preferisco continuare a credere che dal mio polmone continui a uscire la musica degli ABBA.

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