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Ogni opera nasce tecnicamente così come è nato il cosmo, attraverso catastrofi che dal ruggito caotico degli strumenti costruiscono come conclusione una sinfonia, la musica delle sfere
(Wassily Kandinsky)

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Che botta


E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante
cancella col coraggio quella supplica dagli occhi
troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
e quasi sempre dietro la collina è il sole.

Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente
ma perché tu non vuoi spaziare con me
volando intorno la tradizione
come un colombo intorno a un pallone frenato
e con un colpo di becco
bene aggiustato forarlo e lui giù, giù, giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto, né più un’età.

E respirando brezze che dilagano su terre
senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
se chiudi gli occhi un istante
ora figli dell’immensità.

Se segui la mia mente se segui la mia mente
abbandoni facilmente le antiche gelosie
ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i
sentimenti
le anime non hanno sesso né sono mie.

No non temere tu non sarai preda dei venti
ma perché non mi dai la tua mano, perché?
Potremmo correre sulla collina
e fra i ciliegi veder la mattina (e il giorno).
E dando un calcio ad un sasso
residuo d’inferno farlo rotolar giù, giù, giù
e noi ancora ancor più su
planando sopra boschi di braccia tese
un sorriso che non ha
né più un volto né più un’età.

E respirando brezze che dilagano su terre
senza limiti e confini
ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini
e più in alto e più in là
ora figli dell’immensità.


Eccola.
Per caso, un’imprevedibile canzone alla radio, che di colpo mi sembra di sentire per la prima volta nella vita quel che dice (ma naturalmente non è così).
E, mentre tutti gli altri vanno lenti e inesorabili in letargo, come ogni anno io in novembre mi (ri)sveglio.

Che botta.

Cambio di stagione 

Ci sono persone che ti considerano esclusivamente in misura proporzionale all’utilità effettiva che puoi avere per loro.

Ce ne sono altre che, al contrario, ti considerano preferibilmente in misura proporzionale all’utilità che loro possono avere per te. Per soddisfare una specie di bisogno di sentirsi sempre e comunque indispensabili.

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