De bello gallico

E niente, insomma.
Mi è successa questa cosa incredibile che a mia insaputa stavo per morire e invece poi non sono morta.

Uno dice caspita che mal di schiena, e si ritrova ricoverato d’urgenza perché ha un polmone collassato in quattro litri di liquido pleurico e il cuore che ci galleggia sopra spostandosi sempre più a destra come una zattera alla deriva.
Ancora poco e arresto cardiaco.
Stop.

Ma pensa te.

Infezione polmonare di origine batterica, proveniente da non si è capito bene quale strana razza di gallinaceo io possa aver frequentato nell’ultimo mese e, soprattutto, in quale modo.

Come Cesare, sto combattendo la mia personale guerra contro i galli.

Diciassettesimo giorno e mezzo di ospedale.

Stamattina dalle mie vene non usciva più niente, per farmi un prelievo hanno dovuto forarmi sette volte.
Il buco buono si è rivelato quello sul dorso della mano destra, proprio sopra a un tendine.
Per capirci, sto scrivendo con l’indice e l’anulare della mano sinistra.
Spud di Trainspotting era messo meglio.

Ma tanto vincerò io.

Nel frattempo, ho bisogno di parlare di alcune cose che mi sono capitate in questi giorni.

Dite perché in un blog sulla Formazione?
Perché il blog è mio e me lo gestisco io.


La paura dei dottori e il terrore di essere visitata
Facile, passa in un giorno. Nello specifico, il primo.
Tra l’altro, se hai la fortuna di soggiornare in una clinica universitaria, anche eventuali pudori e timidezze si ridimensionano velocemente.
Io, ad esempio, vengo accuratamente visionata ogni dì da almeno cinque maniaci del dettaglio clinico e dell’analisi del sangue.
Vi lascio immaginare cosa possa essermi rimasto di anche solo vagamente intimo e privato.

La piaga da decubito
Bè, ne ho sempre sentito parlare e adesso ho avuto il piacere di conoscerla di persona. Gradevolissima.

La reazione allergica ai farmaci che hanno faticosamente trovato per debellare l’infezione e a cui tu stai reagendo anche meglio del previsto
Ok, minimo attacco di panico ma subito rientrato: ti tieni la reazione allergica, non possiamo permetterci di sospendere la terapia.

Il medico di famiglia che finalmente ti riconosce
E vorrei anche vedere, con lo spavento che gli ho fatto prendere.
Mi ha detto “ti ho visto poco ma ti voglio già bene”…

La consapevolezza di essere voluta bene
ma non necessariamente da chi ti aspetti.
Al mio capezzale ho visto gente che non vedevo dal funerale di mio nonno nell’89 (tanto che un po’ mi sono anche spaventata); in compenso, per altre persone che credevo ben più vicine potrei in effetti essere morta che neanche se ne accorgerebbero, tanto spesso si fan sentire.
Bella lezione, questa qua.

La compagna di stanza che sta per tirare le cuoia
e ti fa capire che lo farà solo quando potrà restare sola con te, perché hai la capacità di tranquillizzarla.
Poi invece sul più bello riprende improvvisamente coscienza e al grido di “HO FAME, PERDÌO!” rimette tutti al proprio posto.
Grande Lea, classe 1921.
Uscirai da qui prima di me.

La giovinezza inaspettata
Poco importa lo sconforto nel constatare che, sempre se ci arrivo viva, fra poco ne faccio 39: è tutta una questione di prospettiva.
Qui dentro sono una bambina e, come tale, sono viziata e coccolata da tutto il personale medico e sanitario, incredulo di fronte all’opportunità di interagire con un essere umano senziente che, soprattutto, è in grado di fare toilette in assoluta autonomia, e può parlare di lavoro senza per forza riferirsi ai primi decenni del Novecento.

Gli infermieri
I maschietti, più sgaggi col piccì, svolgono i corsi di formazione obbligatori on-line anche per le colleghe e, a volte, in cambio chiedono ricompense (anche di dubbia natura).
Ma è un pettegolezzo di corsia, non ditelo a nessuno!

La persona che ti salva la vita

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