Born to run


E bisogna anche dire che questo è proprio un bell’anno.

Se n’è andato anche Prince, pace all’anima sua, e io sto cominciando a chiedermi come la prenderò quando saranno morti tutti ma proprio tutti i miei cantanti preferiti.
Perché manca poco, ormai.
Ed essendo ostile al nuovo che avanza – come tutti i vecchi, del resto – non riesco neanche a rimpiazzarli.
Perciò vanno a esaurimento.
C’è da dire che, per fortuna, almeno loro ci lasciano la voce e le canzoni e, a volte, come sembra in questo caso, una quantità di inediti tale da poter riempire il vuoto degli anni a venire ancora per molto, moltissimo tempo.
Così, a meno che uno non li abbia frequentati in vita, alla fine non sembra neanche che siano morti.
Però, ugualmente, che amarezza.

Tendo a soffrire di sindrome d’abbandono.
Non mi risulta di essere mai stata esattamente abbandonata da nessuno in vita mia.
Ciononostante, ho questa insopportabile inclinazione a interpretare le separazioni come un fatto privato rivolto con estrema cattiveria alla mia, immeritevole, persona.
Che, finché si tratta di un moroso che ti molla, può ancora essere lecito.
O anche di un lutto importante, per dire: chiaro che il morto non è morto perché ce l’avesse con te ma, siccome – morendo – ha di fatto lasciato anche te,  magari può essere normale che per un po’ di tempo sia tu ad avercela con lui.
Ma se si parla di un lutto mondiale (non so, appunto, muore Prince), prenderla come un affronto personale ha un che di patologico, secondo me.

Oppure anche ‘sto fatto che i dottori non vogliano più vedermi per almeno un mese.
Devo ragionare con estrema concentrazione per convincermi che non è niente di personale ma, probabilmente, hanno anche altro da fare.
E va bene, eh.
Figurati, io li odio i medici.
Solo che, adesso, un semplice mal di schiena mi fa andare fuori di testa dal terrore.
L’infezione gallica mi ha lasciato in bocca l’amaro gusto del panico e, zio prete, posso dirlo?

Respirare non è semplice per niente.


Però questa settimana sono successe almeno CINQUE cose davvero piacevoli, e sarei ingiusta se non le menzionassi, anche perché cinque non son mica poche.

UNO
Il Dottor D ha fatto in modo che non andassero persi per la terza volta i miei esami del sangue.
E così adesso sappiamo con certezza che, almeno dal punto di vista ematico, sono tornata TOTALMENTE sana.
Per la verità, si è poi anche detto d’accordo col Dottor Ansia circa l’inutilità di effettuare esami di controllo intermedi: per questo stavo seriamente cominciando a odiarlo ma, essendo lui un abilissimo paraculo, alla fine è riuscito a salvarsi vendendomi la cosa come un “facciamolo contento così non si offende e al momento opportuno sarà dalla nostra parte”.

Maledetto Dottor D, potresti vendermi qualsiasi cosa. E lo sai.

DUE
Bradipo-il-fisioterapista 
ha parzialmente ceduto sull’esercizio che ancora non mi riesce.
Cioè, non me lo ha né tolto né sostituito, ma me lo lascia svolgere in beata solitudine evitando a me l’ansia da prestazione, e a se stesso il dispiacere del fallimento.
Occhio non vede, cuore non duole, caro Bradi.
Diventeremo grandi amici, io e te.

TRE
Per la prima volta – in quasi tre mesi – ho ribevuto un bicchiere di LAMBRUSCO.

I cieli e la terra sono piena della Tua gloria
Osanna Osanna Osanna nell’alto dei cieli

QUATTRO
Sono in grado di CORRERE.
E non sono più in grado di smettere.

È assai probabile che, se non mi fossi messa in testa di essere Forrest Gump e non tentassi quotidianamente di battere il mio (ridicolo, sia chiaro) record personale di minuti corsi di fila, il mal di schiena di cui sopra sarebbe molto più insignificante…
Tuttavia, il gusto che mi dà rompere il fiato con un polmone che adesso tutti danno per compromesso è di impareggiabile valore.
Sicché ho deciso che mi tengo il mal di schiena e prometto solennemente di non lamentarmene mai più, così anche chi (ancora) mi ama smette di preoccuparsi.

CINQUE
Ho rivisto Batman.
E, siccome non era affatto scontato riuscirci, sono molto, molto felice.

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